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Eugène Chauffourier
La Linea di Vallelunga
Galleria Lanterna Magica
Via Goethe 43 - Palermo
19 Maggio - 31 Luglio 2012
Inaugurazione Sabato 19 Maggio
Nella Sicilia post-unitaria, la mancanza di un’efficace rete di comunicazione rappresentava il principale ostacolo allo sviluppo economico e commerciale.
Se è vero che la dinastia borbonica aveva dato vita in Campania ad importanti opere pubbliche, è altrettanto vero che aveva completamente trascurato le province meridionali del regno e la Sicilia.
All’indomani dell’Unità d’Italia, l’alta borghesia siciliana e la nuova classe imprenditoriale chiedevano a gran voce a Garibaldi e a Vittorio Emanuele II nuove strade e, soprattutto, ferrovie per collegare i principali comuni siciliani e per rendere più efficienti e veloci il trasporto di grano, derrate alimentari, salgemma e dello zolfo estratto nelle miniere del nisseno, dell’ennese e dell’agrigentino. In quegli anni, infatti, lo zolfo veniva inviato in tutto il mondo via mare, e arrivava nei principali porti siciliani con lunghi viaggi di carretti trainati da muli. La principale preoccupazione fu quindi quella di collegare le miniere con le città sul mare da dove partivano le navi con i carichi di zolfo (Palermo, Catania, Messina, Porto Empedocle, Licata e Termini Imerese).
Il 25 Giugno del 1860 Giuseppe Garibaldi emise un decreto per la costruzione della ferrovia Palermo - Messina, attraverso le città di Caltanissetta e Catania. Per arrivare da Palermo a Messina si doveva passare per Catania. Un collegamento diretto tra le due più importanti città siciliane di quell’epoca non fu inizialmente nemmeno preso in considerazione. Si diede la priorità alle esigenze delle zolfare. Una serie di linee secondarie si sarebbero allacciate al tronco principale per collegare i centri minori, come Lercara, Agrigento e Siracusa.
I primi tronchi ferroviari realizzati, Palermo-Bagheria-Trabia, Catania-Siracusa, Termini Imerese-Lercara, Catania-Lentini, anche se a rilento, furono portati a termine senza intoppi, e nel 1874 si lavorava alacremente su una rete di 636 chilometri. Si calcola che dal ’70 al ’75 furono spesi 57 milioni di lire dello stato per lavori ferroviari in Sicilia.
L’ostacolo principale era però costituito dall’attraversamento ferroviario dei territori interni, sia per i diversi interessi delle province interessate, che per le difficoltà logistiche costituite da territori di montagna e terreni franosi. Dopo anni di dispute sul percorso più idoneo, e dopo le accese proteste dei sindaci di Palermo e Catania che insistevano presso il governo centrale per il completamento dei lavori, la scelta del percorso cadde sulla linea di Vallelunga con un progetto già presentato dagli ingegneri Francesco Saverio e Salvatore Cavallari. La ferrovia, attraverso Vallelunga, Valledolmo e Marianopoli sarebbe arrivata a Santa Caterina-Xirbi con un percorso di 56 chilometri. I lavori iniziarono nel 1878, e il 5 Giugno del 1881 fu inaugurata la tratta Roccapalumba-Magazzinazzo, il 20 Dicembre di quello stesso anno la tratta Marianopoli-Santa Caterina Xirbi. La parte più difficile era costituita dalla galleria di Marianopoli per la cui realizzazione vennero impiegate mine di polvere nera e dinamite. L’ingegnere Poggi morì in seguito ad un’esplosione di gas.
L’ultimo diaframma della galleria di Marianopoli cadde il 3 Aprile 1885. Subito dopo, una grande festa celebrò il completamento del collegamento ferroviario tra Palermo e Catania che fu aperto ai viaggiatori nella sua interezza il primo Agosto del 1885.
A documentare fotograficamente i lavori fu chiamato lo studio di Gustave Eugène Chauffourier che proprio in quegli anni si era trasferito a Roma dopo il fallimento del suo matrimonio e la separazione dalla moglie palermitana Maria Angelica Agnello. Non sappiamo quale fu l’apporto di Chauffourier alle riprese fotografiche, ma è molto probabile che la maggior parte di esse sia dovuta al suo socio Girgenti.
Gustave Eugène Chauffourier (Parigi 1845 - Napoli 1919)
Nel 1860, aprì lo studio a Palermo in società col connazionale Perron. Chauffourier lavorerà a Palermo fino alla metà degli anni Settanta, epoca in cui decise di trasferirsi definitivamente a Roma dove già divideva uno studio col fotografo Baldassare Simelli fin dai primi anni Settanta. Terrà tuttavia sempre stretti contatti col capoluogo siciliano dove mantenne una società col fotografo Girgenti. La serie fotografica più nota di Chauffourier & Girgenti riguarda la documentazione dei lavori di costruzione della linea ferrata Palermo-Vallelunga, troncone occidentale dell’attuale Palermo-Catania. Alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento si recò a Napoli per fotografare il Museo Nazionale. Vi si stabilirà definitivamente nel 1894, dopo una lunga parentesi itinerante in Austria, Serbia, Romania, Turchia, Bulgaria e Russia, fino alla morte avvenuta nel 1919. Chauffourier è oggi considerato come uno dei più grandi vedutisti dell’Ottocento, e le sue immagini sono molto ricercate dai grandi collezionisti internazionali.
Sede della mostra: Lanterna Magica, via Goethe 43 - Palermo
Orari: da Lunedì a Sabato ore 16:00-19:30. Ingresso libero
Per informazioni: Tel. 091584193. Cell. 360775189.
info@lanternamagica.eu
www.lanternamagica.eu
Grandi Eventi Lanterna Magica
Ogawa Kazumasa (1860-1929)
L'arte della fotografia in Giappone
Galleria Lanterna Magica
8 Dicembre 2011 - 10 Marzo 2012
Inaugurazione: 8 Dicembre ore 18:00
Galleria Lanterna Magica
via Goethe 43, Palermo
Ogawa Kazumasa (1860-1929) è forse il più grande fotografo artista giapponese del diciannovesimo secolo. Perseguiva un ideale assoluto di bellezza ed equilibrio formale, espresso attraverso immagini che si distinguono nettamente dal resto della produzione di quegli anni. La donna assunse per la prima volta nelle sue foto un ruolo autonomo e di primo piano come custode di positivi valori tradizionali del Giappone, quali bellezza, forza, serenità ed equilibrio. Le stesse qualità presenti nei paesaggi di Ogawa e nei giardini. Usò una colorazione nuova e funzionale all’espressività delle singole fotografie, mettendo in risalto particolari stati d’animo o peculiarità della vegetazione e delle diverse stagioni. Il tutto in un’atmosfera rarefatta e sognante che rende uniche le sue immagini e affascina ancor oggi l’osservatore. Fu anche un grande tecnico e sperimentatore, soprattutto nel settore della foto-incisione. I suoi collotipi colorati di fiori sono tra i più belli mai ottenuti con questa tecnica. Prevedevano fino a 15 passaggi di lastre, una per ogni pigmento impiegato, quando nel resto del mondo i collotipi colorati venivano prodotti solo con i quattro colori fondamentali.
Per leggere il comunicato completo e scaricare un PDF di foto, clicca sul link sotto
http://www.lanternamagica.eu/news-615/OGAWA-KAZUMASA-1860-1929.aspx
Alpi Apuane
di Ermete Cheli
Galleria Lanterna Magica
29 Ottobre - 10 Novembre 2011
La montagna è letta in quanto espressione della vita attraverso la natura, in un susseguirsi di paesaggi che danno la misura della sua grandezza ma anche della sua impotenza di fronte all’uomo, e che al contempo divengono specchio fedele della forza e della fragilità umana. Gli scatti ci mettono di fronte a un paesaggio solitario, incontaminato, dove la presenza dell’uomo è appena accennata, suggerita attraverso tracce sulla neve, oggetti che ne lasciano intravedere il passaggio, ma non l’abuso. Siamo immersi in una montagna che cerca di mostrarci la propria secolare forza, la capacità di resistere agli attacchi esterni attraverso un equilibrio talmente perfetto che è reale solo nella natura, una montagna capace di resistere agli attacchi dell’uomo, una montagna amica che non accetta di essere violata, dove l’uomo può passare, ma mai sostare, dove le tracce sulla neve vengono cancellate dal vento.
“Foto Vintage 2011 - Invito al collezionismo”
Lanterna Magica - Palermo
3 Settembre - 27 Ottobre 2011
Sabato 3 Settembre si inaugura presso Lanterna Magica “Foto Vintage 2011”, una rassegna che propone alcuni gruppi di immagini scelte da precedenti mostre di successo della galleria palermitana.
Le immagini in esposizione in questa seconda edizione di Foto vintage sono state selezionate da “Era Sicilia”, “La Scuola di Yokohama” e “Maestri della Fotografia del XIX Secolo”.
Le 50 foto originali in mostra hanno un rapporto qualità/prezzo molto favorevole per avvicinare al collezionismo fotografico nuove frange di utenti, e soprattutto i giovani.
Tra i fotografi selezionati, personalità di spicco della fotografia del XIX secolo, tra cui: Antonio Beato, Giovanni Crupi, Giuseppe Incorpora, Robert Rive, Giorgio Sommer, Kusakabe Kimbei, Raimund Von Stillfried, Tamamura Kozaburo, Fratelli Zangaki.
Oltre le 50 foto del XIX secolo, la novità di quest’anno è di avere inserito nelle vetrine anche una sezione di 25 fotografie di autori moderni e contemporanei, proposte ad un prezzo di vendita molto accessibile.
Nel periodo della mostra, dal 3 Settembre al 27 Ottobre 2011, sarà inoltre possibile acquistare tutti i libri presenti in libreria dei settori “Fotografia” e “Sicilia” usufuendo dello sconto reale del 15%.
Libri e cataloghi di riferimento disponibili presso Lanterna Magica:
“Era Sicilia - Immagini e collezionismo”, Edizioni Lanterna Magica
“Era Palermo - Immagini e collezionismo”, Edizioni Lanterna Magica
“L’mmagine di sé - Il Ritratto fra Ottocento e Novecento”, Ed. Lanterna Magica
“La Scuola di Yokohama. Fotografi in Giappone 1863-1900”, Ebook Ed. Lanterna Magica
“Fotografi a Palermo”, Ed. Gente di Fotografia
“Sicilia 800 - Fotografi e Grand Tour”, Ed. Gente di Fotografia
“Sicilia Mitica Arcadia. Von Gloeden e la Scuola di Taormina”, Ed. Gente di Fotografia
“Gli Interguglielmi - Una dinastia di Fotografi”, Sellerio Editore
Sede della mostra:
Lanterna Magica
via Goethe 43, Palermo
da Lunedì a Sabato: ore 16:00-19:30
Ingresso libero
Grandi eventi Lanterna Magica
Dalla mostra evento della primavera-estate 2011
l'ebook di Lanterna Magica
La grande mostra di Lanterna Magica è stata l'occasione per proporre un ebook dedicato al collezionismo delle immagini vintage.
Le foto esposte provengono tutte dall’archivio di Lanterna Magica e dalla collezione di Vincenzo Mirisola e possono ancora essere acquistate richiedendo i prezzi e la disponibilità a Lanterna Magica.
Il catalogo di 150 pagine edito esclusivamente in versione ebook è disponibile per l’acquisto nei principali store nazionali che commercializzano libri in formato elettronico: IBS, Bol/Mondadori, Simplicissimus book farm, Biblet, Ebook e diversi altri.
Il libro/catalogo di 150 pagine con 135 foto in quadricromia e un'estesa guida al collezionismo delle immagini vintage può essere acquistato e scaricato on-line presso lo store Simplicissimus al seguente link:
Il libro/catalogo in commercio in formato ebook contiene una vasta scelta di immagini che costituiscono il meglio dell'archivio di Lanterna Magica (già collezione Mirisola), dalle origini della fotografia fino agli anni Novanta dell’Ottocento, con le biografie dei fotografi e una preziosa guida al collezionismo delle immagini vintage.
La mostra si apre idealmente con un’immagine degli albori della fotografia, una carta salata da calotipo (negativo di carta) databile intorno al 1851 ca. opera del Barone Jean-Baptiste Louis Gros (1793-1870). Dagherrotipista e calotipista parigino delle origini, fondatore e presidente dell’Heliographic Society nel 1851, Gros è conosciuto per i suoi eccellenti dagherrotipi di Atene e per una serie di calotipi dedicati alle armature medievali. Lanterna Magica espone e pubblica due di queste immagini originali. Altre carte salate, dagherrotipi e ambrotipi di altri autori sono presentate solo in catalogo.
La fotografia italiana delle origini è presente in mostra e nel catalogo con immagini su carta salata di Giacomo Caneva, e con fotografie all’albumina della Scuola romana e veneziana: l’Inglese operante a Roma Robert Macpherson, di cui vengono mostrati splendidi paesaggi di grandi dimensioni della campagna romana, tra cui una bellissima foto in ovale, i fotografi romani Gioacchino Altobelli e Pompeo Molins, Michele Mang e altri; i veneziani Carlo Ponti, autore di due splendide fotografie formato 26x36 cm scattate a Napoli, e Carlo Naya di cui si possono ammirare alcune vedute di grande formato di Venezia, tra cui un notturno con effetto chiaro di luna.
Tra i fotografi stranieri operanti in Italia, notevole l’opera del tedesco Maurizio Lotze, del quale Lanterna Magica espone una splendida veduta del Ponte Catello di Verona. Tra i fotografi tedeschi non potevano mancare Giorgio Sommer, con una scena di genere di “Lazzaroni napoletani” e una veduta di Palermo, e Wilhelm Von Gloeden presente con alcune immagini scattate a Taormina.
Altri italiani in mostra sono Gaudenzio Marconi con un’incredibile e commovente nudo di donna con una gamba amputata, i fratelli Felice e Antonio Beato, il primo con una foto del Giappone e l’altro con delle foto egiziane. Molti altri fotografi operanti in Italia sono mostrati solo in catalogo.
Di Adolphe Braun, fotografo svizzero con studio a Parigi è esposto uno still-life di fiori. L’importanza di questa foto risiede nel fatto che gli still-life di fiori di Braun sono i primi in assoluto nella storia del mezzo fotografico e sono databili intorno al 1852-54. La foto è anche una delle primissime immagini stampate con la tecnica all’albumina, in uso in Francia dalla fine del 1852.
Una cospicua sezione della mostra e del catalogo è dedicata alle foto etniche dell’Egitto, del Giappone, dell’India e del Marocco. Sono presentati i principali fotografi del genere: i francesi Sebah, Arnoux e Rubellin, i fratelli Zangaki originari della Grecia, l’indiano Shepherd e il fotografo marocchino Cavilla. Il francese Rubellin operante a Smirne è autore invece di uno dei primi fotomontaggi della storia della fotografia. L’immagine del 1865 mostra due uomini turchi che fumano il narghilé davanti ad un monumento di Smirne. Dei fotografi operanti in Giappone sono state scelte solo cinque immagini rappresentative: un’opera del già citato Felice Beato, del Barone Von Stillfried, del vicentino Adolfo Farsari e dei giapponesi Kusakabe Kimbei e Ogawa Kazumasa.
La fotografia francese è presente oltre che con le foto di Gros, Braun, Rubellin, Arnoux e Sebah, con rarissime immagini di Wulff J.ne del bombardamento di Parigi ai tempi della Comune (1871). La fotografia americana con un’immagine del fotografo paesaggista George K. Warren del 1860; quella indiana con un’immagine di Shepherd-Robertson di Agra e una straordinaria scena di strada di Bombay di Samuel Bourne; quella inglese con alcune immagini del grande fotografo Francis Frith, autore della storica serie su Libia, Egitto e Palestina, ma anche di una piccola serie sull’Italia nel 1873.
Della fotografia greca delle origini vengono presentate due immagini di Dimitrios Constantin del 1858/60 ca.
Infine i fotografi siciliani, dei quali sono presenti nel catalogo diverse foto originali; ma per la mostra si è scelto un solo fotografo, quel Giovanni Crupi di Taormina, le cui immagini sono degne di ben figurare insieme a quelle di Wilhelm Von Gloeden e degli altri autori internazionali. Di Crupi vengono esposte ben sette fotografie. è l’omaggio del curatore della mostra a questo grande e sfortunato fotografo che non riuscì in vita a raggiungere la notorietà dell’amico Von Gloeden, e che continua ad essere ingiustamente ignorato dalla critica e dalla storiografia contemporanea. Molte delle sue foto sono tuttora attribuite a Von Gloeden che acquistò le lastre negative di Crupi ad inizio Novecento, e che diffuse col suo credito immagini che non gli appartenevano.
L’immagine di sé
Il ritratto fotografico tra ’800 e ’900
29 Maggio - 7 Agosto 2010
Inaugurazione mostra e presentazione del libro di Vincenzo Marzocchini:
29 Maggio ore 18:30
Sede della mostra:
Lanterna Magica
via Goethe 43, Palermo
da Lunedì a Sabato ore 16:00-19:30
Ingresso libero
La mostra
In esposizione 100 fotografie provenienti dall’archivio di Lanterna Magica e dalle collezioni di Vincenzo Marzocchini e Vincenzo Mirisola, rappresentative delle diverse epoche e dei maggiori fotografi internazionali operanti nel settore del ritratto dalle origini fino agli anni Settanta del Novecento.
Tutte le fotografie in mostra sono originali vintage d’epoca, eseguite con diverse tecniche: dagherrotipi, carte salate, ambrotipi, ferrotipi, albumine con viraggi conservativi all’oro o colorazione manuale, foto al carbone e woodburitipie, aristotipi, platinotipie, stampe ai pigmenti e gelatine d’argento.
Tra i fotografi in mostra: James Abbe, Eva Barrett, Alphonse Bernoud, Ghitta Carell, Hippolite Bayard (studio), Elisabetta Catalano, F.lli D’Alessandri, Eugène Disderi, Alessandro Duroni, Ghemar Freres, J. Garrigues, Eugenio Interguglielmi, Irina Ionesco, Dora Kallmus (Madame D’Ora), Elio Luxardo, Gaudenzio Marconi, John Mayall, Bruno Miniati, Fotografia Artistica Montabone, Nickolas Muray, Felix Nadar, Guglielmo Pluschov, James Robertson, Nicola Scafidi, Enzo Sellerio, Nunes-Vais, Porry-Pasteurel, Reutlinger, Venturini, Wilhelm Von Gloeden e molti altri.
Il libro/catalogo
Edito da Lanterna Magica, un volume di 168 pagine stampato in quadricromia di Vincenzo Marzocchini sul ritratto fotografico dalle origini ai primi decenni del Novecento, integrato da un autorevole saggio di Roberto Salbitani sui modi e i perché delle riprese, sui risvolti psicologici e le tendenze contemporanee, con una ricca scelta di immagini provenienti dagli archivi Marzocchini, Salbitani e Lanterna Magica.
L’autore accompagna il lettore nei vari capitoli della storia della fotografia con un’esposizione coinvolgente e stimolante, arricchita da numerose interpolazioni testuali fedelmente riportate da importanti fonti letterarie, storiche e critiche sul tema del ritratto. Un volume ricco di dati e curiosità, che si legge come un racconto, dove trovano spazio anche utili notizie tecniche sui materiali di ripresa e stampa, sui prodotti chimici, sui supporti e sui formati finiti.
Prezzo Euro 34,00.
Fotografi in Giappone 1863-1900
8 Dicembre 2009 - 29 Gennaio 2010
Inaugurazione: 8 Dicembre ore 18:00
Galleria Lanterna Magica
via Goethe 43 - Palermo. Tel. 091584193
La grande mostra di sessanta immagini originali all’albumina che Lanterna Magica inaugura a Palermo l’otto dicembre, il cui nucleo principale è costituito dai fotografi della Scuola di Yokohama (Beato, Stillfried, Farsari, Kusakabe), vuole essere un contributo alla conoscenza di un universo fotografico ancora oggi sottovalutato, che merita attenzione e, sicuramente, un posto di primissimo piano nella storia della fotografia delle origini. Nonostante la bellezza delle immagini e la bravura degli autori, gli studi specifici in questo settore sono veramente pochi e inconsistenti. Manca un apparato critico che parli dello stile dei singoli autori e delle opere, e che soprattutto riconosca in esse le qualità dell’arte.
La fotografia in Giappone si sviluppò più tardi rispetto alle principali nazioni occidentali, a causa dell’isolamento politico e culturale in cui versava il paese. Sarà il veneziano Felice Beato (1834-1907 ca.) arrivato a Yokohama nel 1863, a dare il contributo più importante all’affermazione della fotografia nel paese del Sol Levante. Beato, che aveva già praticato con successo la fotografia assieme al fratello Antonio e al cognato James Robertson in Egitto ed India, intuì le grandi possibilità che offriva la documentazione di una nazione ancora sconosciuta agli occidentali. Aprì inizialmente uno studio in società col fotografo inglese Charles Wirgman, incominciando anche a colorare le fotografie. Molti bravi pittori di modeste pretese economiche erano a portata di mano, e l’intraprendente veneziano ne assoldò diversi. L’unico ed esclusivo compito di questi artisti locali all’interno della ditta era quello di colorare le fotografie.
Lavoravano con grande professionalità, precisione e sensibilità, e la colorazione delle immagini era quanto di meglio si potesse ottenere in quel periodo. Per una buona colorazione di una fotografia occorreva quasi mezza giornata di lavoro.
Con l’insediamento nel 1868 dell’imperatore Meji, il Giappone abbandonò completamente la struttura feudale diventando uno stato moderno a vocazione commerciale e industriale. L’apertura all’Occidente fu da questo momento completa e definitiva. Lo studio Beato cominciò a prosperare e la sua fama si diffuse anche all’estero.
Nel 1877 Felice Beato vendette il suo studio con tutte le lastre negative al barone austriaco Raimund Von Stillfried (1839-1911) che già lavorava come fotografo a Yokohama dal 1871. Stillfried continuò a stampare e commercializzare le fotografie di Beato apportando delle piccolissime modifiche agli originali, accentuando per esempio la sfumatura dei bordi fino a cancellare, nelle scene con persone, molti particolari dell’ambiente e del paesaggio circostante. La produzione più importante di Stillfried è costituita dai ritratti, eseguiti su sfondi neutri per concentrare l’attenzione sui modelli dei quali riusciamo a cogliere i tratti caratteriali e psicologici. Anche i suoi nudi non hanno uguali in tutta la fotografia giapponese dell’Ottocentoe, a ragione, l’austriaco è annoverato tra i più grandi fotografi delle origini. Nel 1885 lo studio di Stillfried venne rilevato con gran parte delle negative rimaste, da Adolfo Farsari (1841-1898), Italiano di Vicenza. Fu una figura straordinaria ed eclettica di viaggiatore, imprenditore e lavoratore che non si rassegnò mai alla fortuna avversa, sempre pronto a ricominciare, e fiero delle sue lontane origini italiane. Si stabilì a Yokohama nel 1875 e, dopo aver tentato varie imprese commerciali nei campi più disparati, aprì un negozio di libri stampando anche piccole guide per stranieri, e cominciò a vendere fotografie e album di altri professionisti, fino a diventare fotografo lui stesso. Nel 1886 un grande incendio distrusse il suo studio, con tutte le lastre negative di Beato e Stillfried. Farsari fu costretto a intraprendere un lungo viaggio per tutto il Giappone per ricostituire l’archivio fotografico. La fortuna tornò a girare presto dalla sua parte, grazie alla grande qualità della colorazione delle fotografie (Farsari vantava per le sue immagini il primato della migliore colorazione di tutto il Giappone.), e alla fine degli anni Ottanta il fotografo aveva alle sue dipendenze 31 assistenti. Nel 1888, dopo vent’anni di silenzio, iniziò una fitta corrispondenza con la famiglia, che lo porterà ad intraprendere un viaggio in Italia nel 1890. Vi morirà nel 1898 senza essere riuscito a ritornare in Giappone per la sistemazione definitiva dei suoi affari.
Kusakabe Kimbei (1841-1934) è l’ultimo grandissimo fotografo di quella che possiamo definire la Scuola di Yokohama. Proseguì il lavoro di Beato e Stillfried - dei quali tra l’altro era stato l’allievo più promettente - continuando e perfezionando la tecnica della colorazione manuale delle fotografie. Aveva iniziato giovanissimo alle dipendenze di Beato come pittore colorista, ma ben presto era diventato lui stesso fotografo. Avendo avuto la fortuna di lavorare sia con Beato che con Von Stillfried, il suo stile ne venne influenzato da entrambi. Da Beato apprese l’arte del reportage e della veduta, mentre da Stillfried imparò l’approccio psicologico al ritratto. Si ritirò dall’attività nel 1914 e passò i suoi ultimi anni a dipingere.
Intorno agli anni Novanta dell’Ottocento esistevano già molti studi fotografici in tutte le grandi città giapponesi. Tutti producevano e vendevano quasi esclusivamente fotografie colorate a mano. Alcuni studi ebbero uno sviluppo industriale, come quello di Tamamura Kozaburo (Edo, 1856 - data di morte sconosciuta) che aprì uno studio a Yokohama nel 1883 e un altro a Kobe nel 1899. Si specializzò in album di vedute e costumi per turisti facoltosi, dalle lussuose copertine in lacca con inserti in avorio, madreperla e foglia d’oro, che riportavano tipici motivi pittorici tratti dalla tradizione del giappone, come il monte Fuji, le jinrikishas (le classiche portantine giapponesi) e le geishe.
Di altissimo livello, infine, l’opera di Ogawa Kazumasa (1860-1929), un fotografo che realmente ricercava per le sue immagini il massimo della qualità tecnica e creativa. Perseguiva un ideale assoluto di bellezza ed equilibrio, espresso attraverso immagini che si distinguono nettamente dal resto della produzione della fine degli anni Novanta. La donna assume per la prima volta nelle sue foto un ruolo autonomo e di primo piano, come custode di positivi valori tradizionali della società giapponese, quali bellezza, forza, serenità ed equilibrio. Le stesse qualità presenti nelle foto di paesaggio di Ogawa e nei giardini. Usò una colorazione nuova e funzionale all’espressività delle singole foto, mettendo in risalto particolari stati d’animo o peculiarità della vegetazione e delle diverse stagioni. Il tutto in un’atmosfera rarefatta e sognante che rende uniche le sue immagini e affascina l’osservatore. Fu anche un grande tecnico e sperimentatore. Si recò giovanissimo negli Stati Uniti per imparare il più possibile sulla fotografia e sulle tecniche incisorie. Negli ultimi anni della sua carriera si dedicò quasi esclusivamente alla collotipia e all’editoria, pubblicando una gran quantità di libri illustrati da collotipi, oggi molto ricercati dai collezionisti. I suoi collotipi colorati sono tra i più belli mai ottenuti con questa tecnica. Prevedevano fino a 15 passaggi di lastre, una per ogni pigmento impiegato, mentre in quel periodo in tutto il resto del mondo i collotipi colorati venivano prodotti solo con tre o quattro lastre sfruttando il principio dei colori fondamentali. dalla presentazione di Vincenzo Mirisola
Sede della mostra:
Lanterna Magica
via Goethe 43, Palermo
da Martedì a Sabato 9:30-13:00 e 16:30-19:30. Lunedì 16:30-19:30
Ingresso libero
Didascalia foto: Raimund Von Stillfried, "Notabile con giornale e suo servitore con ventaglio"
Fotografia all'albumina colorata a mano 1875 ca.
© Galleria Lanterna Magica, Palermo